Ieri sera ho visto per la terza volta questa commedia italiana. Niente di impegnativo, forse un po’ scontata, ma ottima per staccare il cervello dai pensieri quotidiani.
Credo che si tratti del rifacimento di un film spagnolo nemmeno troppo famoso.
La storia prevede un copione piuttosto semplice.
Siamo a Milano. Lucia, creativa in un’agenzia di advertising, legata da un’amicizia eterna alla apparentemente svampita Maria, è innamorata da anni di Paolo. Purtroppo il ragazzo da sogno convolerà a nozze proprio con l’amica. Il tentativo estremo di distrarre Maria dal matrimonio la condurrà alla consapevolezza di essersi fossilizzata su un amore quando invece ne possono esistere altri (trama tratta da MyMovies.it) .
Scamarcio fa la solita parte del bel tenebroso, ma finalmente ci mette un pizzico d’ironia che non guasta. Entrambe le attici, Francesca Inaudi e Gabriella Pession, sono perfette nelle parti che interpretano, la prima una pubblicitaria in carriera, carina, un po’ maschiaccio, un po’ donna, e la seconda la tipica ragazza fissata con tutto ciò che non è convenzionale e un po’ intellettualoide, svampoita, ma mettendoci la testa.
Godibile e leggero. Adatto alle serate in cui si cerca qualcosa di poco impegnativo che sa strappare due sorrisi.

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….They make me feel homesick….
But home is not here.
An irish blessing for everyone and for me too.

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Ce l’ho fatta alla fine!Ho completato quella application form e l’ho inviata!
Anche se, realisticamente parlando, so che non mi contatteranno, almeno posso dire di non aver perso l’occasione!
Devo smetterla di buttarmi giu e provare le cose!Così non dovrò rimpiangerle in futuro!

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Sul mio vecchio blog scrissi già qualcosa a proposito di questo film. Ieri, mentre rovistavo tra le mie cose, ho trovato un piccolo quadernetto in cui c’è una piccola recensione scritta a caldo.
La riporto qui.
Se oggi qualcuno mi chiedesse di consigliargli un film da andare a vedere, probabilmente suggerirei “Me and You and Everyone We Know”. E’ un film da andare a vedere senza avere troppe pretese, senza precisi schemi mentali e senza aver letto recensioni, perché non è come ce lo si aspetta.
E’ un piccolo film indipendente, diretto da una regista esordiente, quindi se amate i colossal o i belloni di Hollywood o i film d’azione, gli effetti speciali o le storie d’amore travolgenti ed appasionate. allora restatevene a casa o sceglete altro.
Questo è un film delicato, poetico, divertente, strano, ottimista, ma anche un po’ pessimista, reale e anche un po’ surreale. Non mi sto contraddicendo. E’ esattamente tutto questo. Hanno scritto che è “una surreale ma evocativa rappresentazione della nostra società” e non c’è niente di più vero.
I personaggi si muovono nel mondo, agiscono ma non iteragiscono, sembrano “essere improgionati nell’isolamento”. “Alla base c’è l’esigenza che in fondo ognuno di noi ha di essere capiti e compresi nel nostro modo di comunicare”.
Si ride grazie alla meravigliosa ingenuità e spontaneità dei bambini, ma si riflette anche. E pure stavolta vi dico che il finale è dolcissimo.
Dopo aver letto queste due righe scritte da me qualche anno fa, mi è venuta una gran voglia di rivederlo.

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Ieri ho riellto i requisiti necessari per poter inviare l’application per quel lavoro nella sede di Amnsesty a Dublino e mi sono scoraggiata parecchio. Mi sembra che le mie competenze non rispondano a nessuna di
quelle richieste e ancora non sono riuscita a buttare giu nemmeno 2 righe di quella benedetta presentazione. Cavolo.
Continuo a ripetermi di non badare a quello che c’è scritto e di promuovermi nel migliore dei modi, mettendo in evidenza i punti che maggiormente collimano con quelli proposti. In fondo, le altre cose si possono benissimo imparare, quindi non è necessario avere tutte, ma proprio tutte le caratteristiche richieste. Mi chiedo se loro effettivamente si aspettino di trovare qualcuno che corrisponda al 100% al profilo da loro presentato.
L’unica cosa da fare è mettersi a rileggere passo passo quello che richiedono e di stilare una bella presentazione puntando sulle cose che so fare e su cui mi sento sicura.
Devo assolutamente farlo, perché so perfettamente che se non lo faccio lo rimpiangerò e non voglio che in futuro debba dire “ah, se l’avessi fatto…”. Voglio sentirmi dire “l’ho fatto!Ci ho tentato. Che male c’è! Non è andata, ma per lo meno mi sono buttata!”… Se continuo ad avere paura di queste banalità non so come affronterò le cose più importanti. Non devo sempre sfuggire alle responsabilità.
Adesso mi concentro e cerco di darmi da fare. Entro mercoledì mi propongo di completare ed inviare questa application.
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Oggi sono andata al mare da sola. Ho messo via tutti i miei timori e la paura di quello che la gente potesse pensare nel vedrmi lì da sola…pensino quello che gli pare. Un primo passo è stato fatto.
Ho deciso che non devo rinunciare alle cose solo perché non ho nessuno con cui farle. Devo reagire, altrimenti mi impigrisco e non ho più voglia di fare niente.
E domani devo completare l’application per Amnesty.
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